SBFI People – Fulvio Menegazzo

Classe 1975, chiude la sua carriera agonistica nel 2012 per dedicarsi al coordinamento del team arbitrale italiano : Fulvio Menegazzo

1. Tu sei da un po’ di anni il capo degli arbitri in Italia ma sei stato anche un atleta. Per essere un buon arbitro quanto conta essere stato un atleta ma sopratutto quali sono le caratteristiche principali per essere un buon arbitro?
Fulvio: sono entrato nella famiglia del braccio di ferro più di 20 anni fa! Tante emozioni, tanti ricordi ma soprattutto tanta passione! E proprio la passione è la base per essere un buon arbitro. Cominciamo da qui. Essere stato atleta porta in dote un patrimonio in termini di passione, ma non sempre basta. Competere regala forti spinte emotive, mettersi a disposizione degli altri atleti richiede motivazioni paragonabili se non superiori. Come non è sufficiente l’esperienza da atleta: arbitrare è profondamente diverso dal gareggiare. Dopo anni come responsabile del settore arbitri ritengo che la perspicacia, l’autorevolezza e il buon senso siano fondamentali. Se manca autorevolezza le decisioni di un buon arbitro saranno comunque contestate. Se manca rapidità nei processi mentali vedremo tanti errori..o molti dubbi. Il buon senso aiuta gli arbitri a capire contesto e situazioni.

2. Qual’è stato l’incontro che, in veste da arbitro, ti ha dato maggiori emozioni e perché ?
Fulvio : ho arbitrato molto, ma tra tutti gli incontri ricordo l’emozione della finale del campionato italiano assoluto destro tra Nimis Giovanni e Lamparelli Frank . Due grandi atleti, due veri uomini di sport. In quella sfida, che vide Giovanni raggiungere uno degli obiettivi della sua carriera agonoistica, nonostante l’alta posta in palio ricordo la lealtà in gara tra di loro e il rispetto reciproco a fine gara.

3. Come consideri l’andamento dell’arbitraggio in Italia, sopratutto rispetto al contesto internazionale?
Fulvio: da quando il nostro Presidente mi ha affidato l’incarico di responsabile ho visto una crescita continua del livello degli arbitri italiano fino al 2015. Ci siamo impegnati tutti e il risultato complessivo ci porta a livelli di eccellenza in ambito internazionale. Nel 2016 ho percepito un leggero calo, qualche errore e qualche protesta in più. Io per primo ho dedicato meno tempo al braccio di ferro. Ma il 2016 è stato anche l’anno di Katia Crucitti che, grazie ai suoi risultati, ha portato lustro alla Federazione Italiana, ai nostri arbitri ma soprattutto ha ottenuto molto più rispetto per i nostri atleti. Abbiamo bisogno di nuovi arbitri, per continuare a crescere e a farci rispettare!

4. Gli arbitri sono spesso oggetto di forti critiche, come ci si sente a dover giustificare una scelta spesso non condivisa o addirittura una protesta?
Fulvio: gli arbitri vorrebbero sempre prendere la decisione giusta…e vedere che viene condivisa da tutti! Prendere decisioni espone a critiche, ci vuole carattere, autorevolezza ma soprattutto è necessaria la consapevolezza che noi arbitriamo per tutelare gli sforzi degli atleti, in modo imparziale. Quando ci sono proteste mi faccio delle domande, mi metto in discussione: devo essere certo di quello che decido specie se cambio l’esito di un incontro. Noi arbitri dobbiamo essere anche in grado di ammettere uno sbaglio. Può capitare di sbagliare, specie dopo molte ore..ma per esperienza vi assicuro che molte contestazioni nascono da angoli visuali non corretti o da giudizi condizionati dall’agonismo.

5. Cosa consigli ai giovani arbitri che intendono intraprendere questo percorso? Fulvio: dovete essere ambiziosi, creare e sfruttare occasioni per imparare e migliorare. Se riuscirete a diventare ottimi arbitri avrete un premio grandissimo: non il titolo di miglior arbitro ma bensí gli sguardi riconoscenti e l’apprezzamento degli atleti. Credetemi, non avrete soddisfazione più grande. Se pensate di venire ad arbitrare a tempo perso…pur di fare qualcosa..lasciate perdere!

Katia Crucitti